del 28 marzo 2017 

Panchina d'oro 2016 per Maurizio Sarri, un premio prestigioso e forse un traguardo davvero importante per uno che fino a poco tempo fa lavorava in banca.

"Questo premio è una grande soddisfazione perché arriva dai colleghi, ma non mi cambierà, resterò sempre me stesso, il solito rompic…" queste le parole di Maurizio, che come sempre si dimostra per l'ennesima volta una persona semplice e schietta, ma che di semplice nel suo percorso d'allenatore c'è davvero poco.

Un premio che lo vede vincitore d'avanti al suo collega e tecnico della Juventus Max Allegri, arrivato per soli 3 punti al secondo posto, terzo invece il tecnico Di Francesco, che l'anno scorso con il suo Sassuolo ha fatto rivivere, in piccola parte, un sogno come quello di Claudio Ranieri e il suo Leicester, premio speciale e strameritato per lui che ha compiuto l'impossibile, vincendo la Premier League da sfavorito.

L'Impossibile, proprio quello che Maurizio Sarri si augura di fare con il suo Napoli, vincere, quando tutto sembra contro, quando tutto sembra dannatamente difficile.

Maurizio Sarri nasce a Napoli il 10 gennaio 1959, da una famiglia di semplici operai e si trasferisce poi a Faella, in provincia di Arezzo. La sua gioventù si divide tra il ruolo di calciatore, in quei campi di terra e di cemento dove un pò tutti abbiamo iniziato, per poi inseguire il sogno di diventare allenatore.

La mattina però il suo ruolo era completamente diverso, infatti Sarri era un dipendente della Banca Toscana a Firenze, poi a Londra, in Germania, in Svizzera e in Lussemburgo, un lavoro che solo nel 1999 lascia per dedicarsi completamente alla carriera da allenatore.

Ha cominciato ad allenare nella seconda categoria, prima a Stia e poi a Faella, passa da una categoria all'altra, per poi arrivare, finalmente, nella stagione 2013-2014 in seria A con l'Empoli. Ed è proprio a Empoli che Sarri si fa conoscere, ottenendo nel primo anno in seria A, la salvezza con quattro giornate d'anticipo, concludendo il campionato al 15° posto ottenendo 42 punti (8 vittorie, 18 pareggi e 12 sconfitte) e facendo della squadra toscana, la rivelazione del campionato.

Molte squadre tra cui il Milan, ebbero contatti con Sarri, dopo che lui decise di dimettersi dall'Empoli, ma solo il Napoli riuscì veramente a puntare su di lui e l'11 giugno 2015 divenne l'allenatore degli azzurri.

"Ho scelto come unico mestiere quello che avrei fatto gratis. Ho giocato, alleno da una vita e non sono qui per caso. Mi chiamano ancora l'ex impiegato" queste la parole di Sarri in una vecchia intervista, ed è proprio quel "ex impiegato" che oggi è il primo condottiero di un Napoli, che con il suo gioco, è ammirato e invidiato da tutti, un Napoli che è diventato forse ancora più grande, grazie proprio a lui, un Napoli che l'anno scorso ha sfiorato lo scudetto, un sogno per la tifoseria partenopea, un Napoli che è ripartito questa stagione con qualche uomo in meno, ma ritrovando quelle certezze in più e quel gioco che solo Sarri poteva dare, perché infondo il top Player del Napoli è proprio lui, i giocatori passano, Sarri resta, con le sue idee di un calcio davvero unico e con la sua immancabile tuta, simbolo di un uomo semplice e con i piedi per terra.

Ma la testa di Sarri è già alla sfida delle sfide, una delle partite più importanti della stagione, Napoli-Juventus, che mai come quest'anno è ricca di quei sentimenti contrastanti e di rivalsa, una partita che sicuramente farà storia, una storia che Sarri vuole continuare a scrivere e a far diventare leggenda.

Di: Martina De Micco

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