del 02 aprile 2017 

"Certe partite non finiscono… fanno dei giri immensi e poi ritornano", testo modificato sì, ma per chi sa cosa vuol dire questa partita, potrà capirne il senso.

Lo potrà capire sicuramente Gonzalo Higuain, che domenica scenderà in quel campo, che l'ha visto nel maggio scorso, raggiungere un record che forse l'ha consacrato tra i più forti centroavanti del Mondo e che negli occhi dei tifosi azzurri lo aveva reso un principe, perché si sa di re a Napoli c'è né solo uno, Diego Armando Maradona.

Ha potuto capire cosa significa questa partita Quagliarella, altro bomber napoletano che si trasferì alla corte bianconera, scatenando l'ira dei tifosi partenopei che lo definirono "traditore", segnando anche contro la sua ex squadra il 1 aprile 2012, ma che non ha mai negato di amare quella maglia azzurra della sua città.

L'ha capito il 29 ottobre scorso, entrando in campo nello Juventus Stadium, Emanuele Giaccherini, che iniziò quel ciclo vincente con Conte nella Juventus e che quest'estate è diventato un giocatore del Napoli.

L'hanno capito Fabio Cannavaro, Di Canio, Ferrara, lo stesso Gabbiadini, che è partito da Napoli il gennaio scorso, pur non avendo mai veramente giocato con quella maglia bianconera, ma che con quest'ultima era in comproprietà ai tempi dell'Atalanta.

L'ha capito per anni, forse troppi cosa significa "tradire" la tifoseria azzurra per quella juventina e soprattutto segnare in uno stadio come quello del San paolo, che sembra avere un'anima vera e propria, Josè Altafini, che domenica finalmente lascerà quell'unico soprannome datogli "Core 'ngrato" a Higuain.

Tanti e tanti nomi, di giocatori che hanno fatto la storia del calcio e che hanno potuto capire, da una parte e dall'altra, cosa significa questa partita.

Lo stesso attuale allenatore bianconero è riuscito forse a capire quell'essenza così forte da travolgerti, si perché Max Allegri giocò nel Napoli nella stagione 1997-1998, sicuramente non incidendo tanto da farsi ricordare, ma divenendo un ex nel momento in cui firmò con la Juve da allenatore.

Tanti intrecci che hanno forse reso ancora più viva, accesa ed emozionante questa partita, una partita mai banale, ricca di storia e passione.

Una storia infinita di due tifoserie che mai si sono amate e che da sempre si sono date battaglia, non solo nel campo di calcio, ma anche sul campo culturale, una partita che tra striscioni e cori, tra sfottò e epiteti, ha fatto sempre risuonare antiche ed irrisolte questioni sociali e politiche.

Una gara che negli ultimi anni, grazie anche alla crescita del Napoli come squadra e in campionato, al gioco e l'identità che Sarri ha dato al Napoli e che Conte e poi Allegri hanno dato alla Juventus, al mercato e agli sfottò sempre presenti, ha accesso ancora di più questo duello storico, che entrambe le parti voglio vincere, una per consolidare ancora di più il primo posto e quindi lo scudetto, l'altra per dare quel morale in più, che solo una partita del genere può dare.

Il Ciuccio, così passionale ed energico, contro la Vecchia Signora, sempre lì in cima a tutto, Maradona contro Platinì, Cavani contro Del Piero, Higuain contro Dybala, Hamsik contro Higuain,

duelli di una partita che mai finirà, una partita da vincere per la gloria e la maglia, una partita da infiniti battiti, una partita da vivere almeno una volta nella vita, perché una cosa sarà sempre sicura… rivali sì, amici mai.

Di: Martina De Micco

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